Il Friuli Venezia Giulia è una regione meravigliosamente complessa, ricca di sfumature culturali, di energie e tensioni diverse — politiche, sociali, economiche — che confluiscono in un’identità collettiva e in una morfologia territoriale unica nel suo genere. È il risultato di una lunga e intensa stratificazione storica, punto nevralgico durante i due conflitti mondiali. Fatta di paesaggi eterogenei, il mare Adriatico, le Alpi, il Carso, il fiume Tagliamento, è una regione osmotica, dove i confini con le adiacenti nazioni si sfumano e si annullano, tanto da risultare, alle volte, quasi invisibili.
Una regione in cui l’architettura ha avuto un ruolo fondamentale nel corso del XIX secolo e del XX secolo, ma che per decenni è stata poco valorizzata e che oggi viene esaltata secondo nuovi punti di vista. L’architettura moderna friulana infatti è sempre stata considerata come la “sorella meno brillante” di quella veneta, oscurata dalla potenza progettuale della “Scuola di Venezia”. Inoltre, in tempi recenti la mancanza di interventi di architettura contemporanea, dalla piccola alla grande scala, non ha di certo aiutato a valorizzare la storia dell’architettura di questa regione così complicata e interessante allo stesso tempo, proprio per la sua osmosi territoriale e culturale con i paesi limitrofi.
Lasciati nell’ombra, dimenticati dalla critica e dalla storia dell’architettura, molti maestri friulani vengono oggi riscoperti grazie ad operazioni mediatiche e grazie all’uso di queste architetture come scenografie di editoriali, video, servizi fotografici. Si pensi per esempio a Marcello D’Olivo. Studente di Giuseppe Samonà e Carlo Scarpa allo IUAV di Venezia, D’Olivo porta avanti la sua attività di architetto affiancandola a quella di pittore e al suo amore per gli studi di matematica, di fisica e di statica. Le sue architetture, come le ville Spezzotti e Mainardis e l’intero piano regolatore a spirale di Lignano Pineta si ispirano alle forme sinusoidali derivate proprio dalla passione per le scienze delle costruzioni e le scienze esatte. Un organicismo dove le forme concave e convesse, spesso presenti nei suoi progetti, sono forme discendenti dalla ricchezza del mondo naturale quanto dalle scienze matematiche.
Anche le opere dei grandi maestri, come villa Veritti di Carlo Scarpa a Udine, fanno fatica ad emergere nei libri di architettura, dando prevalenza ad altri celebri suoi progetti come la tomba Brion e il negozio di Olivetti.
Capolavoro realizzato alla fine degli anni Cinquanta (1955-61), nella villa unifamiliare si ritrovano tutti gli elementi caratterizzanti e ricorrenti nelle architetture di Scarpa:
lo stucco veneziano, l’intonaco trattato con il latte di calce spatolato, il calcestruzzo martellinato e le sue meravigliose boiserie in mogano. Questa può essere una scelta data da un taglio critico, che può essere stata fatta, nel corso del tempo, anche per uno svantaggio geografico, nonostante Udine sia stata una città ricca di grandi architetti, tutti però transitati sempre all’interno dello IUAV, che li ha in qualche modo resi un “prodotto veneziano”, come D’Olivo stesso, Gino Valle, Gianni Avon, Angelo Masieri.
In tempi recenti molte aziende hanno scelto di esaltare i loro prodotti tramite un’accurata selezione delle architetture che fanno da sfondo ai loro editoriali, siano essi un oggetto di design o una collezione di vestiti. Eppure Billiani sembra spingersi oltre, perché non vuole solo lavorare sul rapporto tra prodotto e architettura negli scatti, ma anche costruire una narrazione attorno ai luoghi prescelti come scenografia. E questo, per l’azienda, è un modo per raccontare il prodotto e fornire un nuovo punto di vista, quasi intimo, personale: un racconto del Friuli Venezia Giulia tramite la storia del prodotto e dei suoi luoghi. Uno sguardo tutto friulano, per mettere in luce questi luoghi meravigliosi e dimenticati che meritano di essere valorizzati.
Bianca Felicori, laureata al Politecnico di Milano con una tesi in storia dell’architettura, è ricercatrice presso la UCLouvain. Dal 2019 cura il progetto Forgotten Architecture, una piattaforma dedicata alle architetture dimenticate che è diventata anche un libro di Nero Editions, il cui spunto sono state, tra le altre, le architetture di Marcello D’Olivo in Friuli Venezia Giulia. @biancafelicori